(tradizione scomparsa)
Il primo giorno di marzo, a volte anche i due giorni seguenti, due gruppi di giovani, da due diverse località elevate sopra il paese, i Ruch e il Castèl, a tarda sera si divertivano a preconizzare i futuri matrimoni, o meglio ad accoppiare, secondo una lista già preparata, tutti i celibi e le nubili del paese, giovani con vecchie, belli con brutte o deformi e viceversa. Per dare risalto e per modificare la voce in modo grottesco e pauroso o comunque in modo innaturale si usavano due grossi imbuti (loréi); per le vie o alle finestre, intanto, la gente ascoltava la divertente cantilena:
1. Trato marzo
2. Su questa tera!
1. Gh'è 'na bèla putèla da maridàr!
2. Chi èla, chi no èla?
1. L'è, l'è la … che l'è amò da maridàr!
2. A chi la darome?
1. La darome, la darome, la darome al … che l'è amò da maridàr!
1 e 2 Domeghela, domeghela, domeghela!
Gli accoppiamenti da burla suscitavano risate e commenti che continuavano nei giorni successivi. La tradizione è rimasta in vigore fino al 1970.