Comune di Vobarno

Il calendario: date fisse

La compagnia delle pive suona a Vobarno

( Natale)

  • Carte tematiche[Musiche e canti]

  • Prendete della pelle, meglio se di vitello, di ottima qualità, e cucitela fino ad ottenere un otre capace; intagliate dei pezzi di legno di acero, o di ciliegio, modellandoli a forma di bordoni, ed altrettanto fate con del legno di bosso, per ricavare la «canna del canto». Eccola, la ricetta giusta per costruirvi da voi una cornamusa, o meglio, una piva.

    Ci hanno provato (e con positivi risultati) a Vobarno alcuni amici, decisi a dedicare un poco del loro tempo allo studio ed alla riscoperta delle radici musicali popolari. Insieme hanno dato vita alla «Compagnia delle pive», che a tali inconfondibili strumenti assegna fin dalla propria denominazione un ruolo di primaria importanza.

    «La tradizione della piva (ribattezzata Baghet ) era vivissima in Valle Sabbia fino ad un secolo fa», spiega Fabrizio Galvagni, portavoce del sodalizio nonché appassionato ricercatore ed autore di diversi libri di storia locale. «Si trattava di una tradizione collegata al filone cosiddetto alpino, e cioè di impronta contadina, ben differente, ad esempio, da quello del centro sud dell'Italia, di stampo pastorale». Un filone, sottolinea Galvagni, i cui riscontri tecnici e stilistici fanno del baghet valsabbino un parente, lontano ma neanche troppo, della cornamusa francese e persino di quella, celeberrima, degli Highlanders scozzesi.

    Cento o duecento anni orsono, insomma, lungo il tortuoso dipanarsi del fiume Chiese non meno che tra gli altipiani brumosi percorsi dagli uomini con il gonnellino, polmoni possenti gonfiavano quei sacchi di cuoio per poi ridistribuire con sapiente maestria tutt'intorno un soffio di vento ingentilito da melodie soffuse. «Nella nostra terra - prosegue Fabrizio Galvagni - la pratica della piva si svolgeva nei mesi invernali, fino a Carnevale. L'appuntamento principale, sebbene non il solo, era quello delle festività natalizie: una scadenza che anche il nostro gruppo ha voluto rispettare».

    Così, nei giorni scorsi, la «Compagnia delle Pive» ha attraversato le strade di diverse località della provincia (da Brescia a Salò, da Desenzano a Bagolino) allietando la gente al suono dei baghet che, accompagnati dal clarinetto e dai rintocchi delle campane tubolari, proponevano le arie delle caratteristiche «Pastorelle».

    Con un gesto di grande generosità, le offerte raccolte sono poi state destinate al sostegno dell'attività di alcuni missionari operanti in Africa ed in America Latina. All'Epifania è previsto il «Gran Finale», con un concerto a Vobarno insieme ai cinque gruppi locali che da tempo sono impegnati a far rivivere un'altra tipica usanza natalizia, quella della «Stella».

    E per il futuro ? «L'obiettivo è di ampliare l'organico aprendo le porte ai giovani e a tutti coloro che desidereranno essere partecipi di un'esperienza originale ed entusiasmante». Il suono degli strumenti caratteristici ripercorre oggi le strade della valle sino alla città, riproponendo un itinerario antico, il cui ricordo sembrava destinato all'abbandono. Ecco perché il compito della «Compagnia delle pive» è particolarmente importante e richiede il contributo di tutti coloro che hanno a cuore le tradizioni locali.
    Ritaglio stampa, fonte non identificata

    Archivio Fondazione Civiltà Bresciana

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