(giovedì grasso di mezza Quaresima)
Secondo il maestro del Coro la Rocca, Tarciso Scalvini, è impossibile sapere quando l'usanza di bruciare la vecchia abbia avuto inizio a Sabbio Chiese.
La tradizione è stata resa nota dagli anziani, che ricordano lo scalpore tra gli anni 1943-45, quando al fantoccio fu dato il nome della Sora Gina, sorella di Don Galotti, accusata di avere una influenza negativa sul fratello.
La serata è stata ripresa nel 1975 dal Coro la Rocca, la cui attività è rivolta ai canti di montagna, un anno dopo la sua fondazione, incuriositi proprio dalle testimonianze degli anziani e desiderosi di far rivivere tale usanza.
Così la notte del giovedì di metà Quaresima, tra le risa e l'ilarità dei partecipanti riuniti in Piazza Rocca, al centro del paese, viene issato il fantoccio, costruito da Pietro Tonoli.
La vecchia poggia sopra una base ovale di latta, contenente una catasta di legname. Alle 20.30, solitamente, ha inizio il “processo”, scritto per la prima volta da Bonifacio Rosa, detto “Fascì”.
Passato un certo numero di anni, le battute del “processo” vengono aggiornate in modo da mettere in satira i vizi più diffusi nella società contemporanea.
Lo scritto mantiene comunque il suo schema fisso, in cui agiscono 5 personaggi costanti: il presidente della giuria, i giurati, la vecchia, l'accusa e la difesa, tutti interpretati dai membri del coro.
Conclusa la recita viene incendiato il fantoccio, e il fuoco raggiunge fiamme altissime grazie ai materiali con cui è costruita la vecchia: stracci, paglia, fieno e petardi per facilitare la combustione.
Mentre le spire di fumo sembrano raggiungere il cielo, nell'allegria generale vengono offerti dal coro i salt'n'su (lattughe) preparati dalle mogli dei coristi con farina, acqua, latte, succo d'arancia, zucchero, sale, lievito e uova.
La pasta è stata fatta lievitare e poi cotta nell'olio. É durante la cottura che i salt'n'su assumono la loro forma particolare con le estremità rivolte verso l'alto.
Oggi il rito della Zöbia Mata sembra essere visto dai giovani quasi esclusivamente come un momento di svago e di aggregazione, ma il profondo significato di questa tradizione sta nell'espressione, nota a tutti, che “la Zöbia Mata porta i suoi frutti”.
Il rogo della Zöbia è un rito di buon auspicio, che è stato variamente interpretato come un tentativo di bruciare tutti i vizi e di distruggere le pestilenze e le epidemie che un tempo avevano imperversato in paese.
Il rito serve anche a trarre auspici sull'andamento dell'annata agricola: si dice infatti che se gli abiti della vecchia inceneriscono lentamente e si disperdono nel vento il raccolto sarà abbondante, mentre se il fantoccio non brucia bene, o crolla ai piedi del falò, si avrà un'annata cattiva.
Il costruttore del fantoccio, Pietro Tonoli, racconta che negli anni '60, appena rimpatriato dall'Argentina, aveva descritto alla figlia Aurora le vecchie usanze del paese. Tra queste v'era anche quella della Zöbia mata, e la figlia, incuriosita, volle che egli realizzasse ogni anno per lei il fantoccio della vecchia per poterlo bruciare nel proprio campo.
Rimanendo la vecchia esposta per qualche giorno in cima a un palo presso l'abitazione dei Tonoli, alcuni componenti del Coro la Rocca chiesero a Piero di costruire un altro fantoccio, rappresentante un vecchio, da bruciare nel centro del paese, unificando così l'antica tradizione che voleva che a mezza Quaresima in ogni frazione vi fosse un rogo.
Negli anni seguenti, Piero Tonoli passò dalla creazione di una coppia di fantocci a quello di un' unica “vecchia” di dimensioni maggiori formata da uno scheletro in ferro, alto 2 m. e largo 1,50 m., che si conserva tutti gli anni. Su di esso viene poi modellata la vecchia, fatta di stracci, paglia e fieno. Perché le fiamme siano più alte e il falò duri più a lungo, solitamente due o tre ore, al centro del fantoccio viene posto un sacchetto pieno di gasolio, non di benzina che produrrebbe uno scoppio immediato. Ai piedi del pupazzo, dove si appicca il fuoco, viene invece situato un sacchettino di nafta, che facilita la combustione.
Le fattezze della vecchia nascono dalla fantasia del costruttore, che ogni anno utilizza materiali di scarto e in un paio di giorni realizza il fantoccio.
I vestiti della vecchia cambiano tutti gli anni e particolare cura viene posta alla scelta dei suoi accessori, oggetti ormai caduti in disuso e presi dalle soffitte: una rocca e un fuso, un cappello di paglia da contadina, una borsetta fuori moda, foulard e gonne lunghe.
Spesso il volto della vecchia è formato da una maschera dai tratti marcati con il carbone. I suoi capelli sono di canapa e ai piedi porta un paio di zoccoli.
Il fantoccio è esposto in piazza un giorno prima del rogo, mentre un tempo, quando era issato sul palo all'esterno dell'abitazione di Pietro Tonoli, vi rimaneva anche per otto giorni.
L'esposizione del fantoccio serve a pubblicizzare l'avvenimento e rallegra i bambini, che vi si radunano attorno per ammirare le strane fattezze della Zöbia mata.