Comune di Edolo

Il calendario: date fisse

San Giovanni battista

(24 giugno San Giovanni)

  • Carte tematiche [Cibi][Fuochi e falò][Giuramenti, patti e promesse][Processioni e riti religiosi][Propiziazione e terapia]

  • La processione parte da via Cesare Battisti, anticamente via principale del paese, e arriva alla chiesa dedicata al santo, la cui origine viene fatta risalire al XV secolo.
    Protagonisti principali della processione sono i bambini: è usanza scegliere un fanciullo biondo, il quale -per ricordare il santo- viene vestito con pelle di pecora. Lo seguono gli altri fanciulli del paese, vestiti con gli abiti della prima comunione, che spargono a terra petali di rosa così da formare un tappeto colorato che dà più maestosità e sacralità alla processione.
    I davanzali delle case vengono abbelliti per l'occasione con distese di lenzuola e di panni su cui sono ricamati i nomi delle varie famiglie.

  • Conclusa la funzione religiosa, viene allestita una fiera. Grande spazio viene dato all'esposizione e alla vendita di bestiame (mucche, buoi, cavalli).

  • Molte sono le bancarelle di prodotti artigianali (artefatti in legno o di cera) e prodotti alimentari locali (formaggi, salami ecc.). Presso un tendone di rinfresco, gestito dalle donne del paese, si distribuiscono piatti tipici.

  • Edolo non ha un piatto tipico particolare, ma la sua cucina accoglie i cibi della tradizione provenienti dai paesi vicini. Vi è, per esempio, lo schelt, fatto con la farina di castagne, caratteristico di Malonno; il cutz, originario di Corteno, costituito da carne di pecora il cui grasso viene usato per la cottura. Lo si mangia preferibilmente con la polenta, inoltre costituisce, una volta freddo, un ottimo condimento per la minestra. Vi sono poi i casonsei, provenienti da Monno, fatti con patate, pane grattugiato ed erbe profumate. Infine molto diffuse, soprattutto tra i contadini, sono la trippa e la torta di patate.

  • Gli uomini si occupano della preparazione e distribuzione del vin broulet (vino nero bollito con cannella e buccia di limone).

  • La sera si accendono i fuochi di S. Giovanni, falò formati con mucchi di paglia, di stipe o con cataste di legna accumulate intorno a un palo centrale, adorno di ghirlande di fiori. Essi vengono accesi, preferibilmente, sulle alture, ma anche nella piazza della chiesa.

  • Intorno a questi fuochi cantano e ballano schiere di giovani e ragazze che saltano sopra le fiamme, con l'idea di guarire da varie malattie (mal di schiena, febbre, ecc.).
    Sui fuochi, o sulle loro ceneri, si fa passare anche il bestiame, sempre a scopo profilattico. Tizzoni spenti vengono conservati nelle case ed esposti contro i temporali. Si crede anche a virtù terapeutiche del fumo che si sprigiona dai fuochi o dalle ghirlande che in essi vengono gettate.

  • Fiaccole, fasci di paglia accesa, ceri, lumi, razzi, girandole, sono gli aspetti mobili che assume l'elemento fuoco, caratteristico della festa. Infine vengono lanciati giù per il pendio della montagna dei dischi di legno acceso, fra grida di gioia e di augurio.
    Nella notte di S. Giovanni si traevano anche le sorti, specialmente da parte delle ragazze da marito. I modi erano uguali a quelli in uso per Capodanno o la Befana: come il gettare dei pezzetti di piombo fuso nell'acqua e dedurre, dalla forma che essi acquistano, la professione o la condizione del futuro sposo. Si era soliti, inoltre, ascoltare nei crocevia le parole dei passanti, traendone oroscopi fausti o infausti.
    Tra amici o amiche, o anche fra persone di sesso opposto, e tra fanciulli, si usava stringere il “comparatico”. Esso si svolgeva con speciali riti e forme. Sin dal primo aprile un giovane chiedeva per comare una ragazza e il giorno di S.Giovanni, insieme, si recavano in processione alla chiesa. Con una serie di usanze festose (libagioni, canti e danze) celebravano il comparatico. Inoltre i fanciulli si prendevano per il mignolo della mano destra, si strappavano ciascuno un capello, l'annodavano e lo gettavano cantando una canzoncina che ricordava i doveri dei compari. Il comparatico, stretto per S.Giovanni, era legame morale fortissimo e il venirvi meno era considerato sacrilegio.

  • Si credeva inoltre che la notte di S.Giovanni avvenissero fenomeni straordinari: gli animali si saziavano con niente; i cavalli parlavano; la felce in poche ore fioriva e sfioriva; l'acqua si trasformava in vino; i tesori nascosti rivelavano la loro presenza; dalle viscere della montagna giungevano voci lamentevoli; città e castelli sommersi divenivano visibili e torce accese si vedevano girare attorno ai campanili e poi svanire.

  • Per quel principio che gli etnologi chiamano “ambivalenza del sacro”, il S.Giovanni può anche arrecare lutti e incidenti imprevisti: quasi che le forze straordinarie attive in questo giorno possano anche esercitarsi in senso malefico. Si temevano, infatti, disgrazie, annegamenti, ecc.

  • Si credeva pure che per S. Giovanni facesse tempesta e si recitavano apposite formule per scongiurarla.
    Si credeva che nella notte di S.Giovanni le acque e le erbe acquisissero virtù soprannaturali.
    Era perciò ritenuta particolarmente benefica la guazza di quella notte, per la guarigione di varie malattie. I popolani si rotolavano sui prati bagnati di quella rugiada, facendovi passare anche il bestiame e le greggi.

  • Le donne esponevano all'aperto le vesti e le stoffe, credendo che la guazza le avrebbe preservate per tutto l'anno dalle tarme.
    Le acque dei fiumi acquisivano poteri salutiferi straordinari; la gente vi si tuffava replicatamente, o vi tuffava gli armenti. Tutt'oggi, soprattutto tra gli anziani del paese, si crede che varie specie di erbe possiedano quella notte straordinarie virtù curative. Perciò le si raccoglie e le si conserva per servirsene alle occorrenze.

  • Varie sono le erbe ritenute benefiche se raccolte nella notte di S.Giovanni. Tra le più comunemente usate ricordiamo: l'iperico, la menta, la verbena, il timo, il tiglio, la camomilla, il melitoto e il sambuco.
    Si usa porre tali erbe a bagno, in un catino esposto al cielo notturno; si crede con ciò di aumentarne l'efficacia; la mattina ci si lava con quell'acqua.

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