Comune di Provaglio d' Iseo

Il calendario: date fisse

Bachi da seta

( Natale)

  • Carte tematiche [Fuochi e falò -ieri-][Leggende e miti di riferimento][Propiziazione e terapia -ieri-]

    Molte abitudini provagliesi sono collegate con l'esperienza della coltivazione dei bachi da seta e del lavoro in filanda. Ne è un esempio la consuetudine secondo la quale la notte di Natale, prima di coricarsi, le famiglie mettevano sul fuoco un grosso ceppo acceso perché, quella notte, sarebbe venuta la Madonna ad asciugare i pannicelli di Gesù Bambino.

    Il ceppo, per le sue notevoli dimensioni, non si consumava del tutto durante la nottata: il rimanente veniva messo da parte e conservato per quando, a maggio, si sarebbero schiuse le uova dei bachi da seta; allora, nella stanza appositamente allestita per la loro coltivazione, si accendeva il resto del ceppo di Natale e si bruciava assieme a qualche rametto di ulivo benedetto. Con esso le famiglie provagliesi cercavano di propiziarsi un buon esito dell'allevamento dei bachi da seta. Naturalmente il caldo, “guadagnato” in questo modo, serviva per la crescita dei bachi soprattutto quando la primavera stava ritardando. A maggio poteva capitare ancora che il tempo non si riscaldasse abbastanza.
    Questo modo di propiziare un buon esito al proprio lavoro o una buona sorte alla propria vita veniva praticato anche a Capodanno.

    Un altro rito, che appare essere in stretta relazione con l'allevamento dei bachi da seta, era quello di segnare con una crocetta le uova di gallina del Venerdì Santo e metterle da parte, conservandole, fino alla mattina di Pasqua. Dopo la Messa e la comunione, nel giorno di Pasqua, si usava mangiare una di queste uova per colazione. Si pensava così di essere preservati dal pericolo di cadere dalle piante di gelso, sulle quali, in questa stagione, occorreva spesso arrampicarsi per raccogliere le foglie che servivano di nutrimento ai bachi da seta.

    Le prime foglie di gelso che si toglievano dai rami venivano portate nella chiesa di S. Giorgio, posta sul confine tra i paesi di Monterotondo e Fantecolo, per farle benedire.
    La loro benedizione, che consisteva nello sfregarle sulla statua della Madonna di quella chiesa, era ritenuta di buon auspicio per l'allevamento dei bachi.

     

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