Comune di Cerveno

Il calendario: date fisse

La Santa Cruz di Cerveno
vedi: a) filmato b) immagini

(3 maggio La Santa Croce)

  • Carte tematiche[Sacre rappresentazioni]

  • da Italo Sordi, Teatro e rito.
    Saggi sulla drammatica popolare italiana
    Milano, Xenia edizioni, 1990

    su licenza dell'autore

    I RITI DELLA SETTIMANA SANTA A CERVENO
    L'esistenza della cerimonia decennale della Santa Croce non impediva naturalmente che anche a Cerveno durante la Settimana Santa si praticasse tutta una serie di rituali di carattere più o meno strettamente folklorico, ricchi di paralleli in tutta Italia, e per vari aspetti strutturati secondo un procedimento tipico della cultura popolare, che tende continuamente a inserire azioni di carattere “magico” in contesti del calendario liturgico cattolico, per conferire loro maggiore efficacia; o, inversamente, a usare in senso che ai nostri occhi appare nettamente “magico” oggetti e pratiche del culto.

    Dal martedì al giovedì santo, le strade del paese erano invase, sin dalle prime ore del mattino, da numerosi gruppi di ragazzini che suonavano corni d'ariete: sorta di estensione all'intero abitato dell'uso, di solito limitato all'interno della Chiesa o al sagrato, di Carte tematichefare frastuono(in ogni sorta di modi e con ogni sorta di varianti) durante l'ufficio delle Tenebre.

    Nel tempo in cui le campane erano legate, secondo le prescrizioni del rituale, il sacrestano dava i segni per gli uffici dall'alto del campanile, facendo risuonare una grossa “ taccola “ (per il più comune traccola), asse di legno su cui sono imperniate maniglie di ferro che, quando lo strumento viene rovesciato, battono rumorosamente contro il legno.

    Quando le campane venivano “slegate”, si portava un rametto di olivo benedetto nei vari appezzamenti di terreno, e mentre le campane suonavano lo si piantava in terra, o lo si fissava a una pianta, come Carte tematicheprotezione contro la grandine. L'olivo benedetto - secondo un uso assai diffuso - veniva anche bruciato quando minacciava un temporale: “la mia nonna andava alla finestra, ne accendeva due o tre foglie di quello secco lì, le gettava fuori per proteggere dalla tempesta”. Un altro uso, anch'esso legato all'agricoltura,a ha connotazioni magiche ancora più esplicite: “Qui c'era l'abitudine che quelli che avevano i giardini, il brolo,. andare a metterci un filo, in tempo che sonava la campana, legare la pianta, perché i frutti legassero”, ossia non cadessero senza maturare: la metafora prendeva il senso di una potenzialità reale in quanto la pratica si compiva nel momento particolarmente santo dell'annuncio della Risurrezione.

    Anche il fuoco e l'acqua benedetta del parroco erano oggetto di pratiche particolari, estensione di quelle liturgiche: “Prima di suonare la Gloria, lui [il parroco] aveva già acceso il fuoco fuori (e faceva il fuoco con gli ulivi benedetti, quei secchi) e andavamo fuori a prenderne un po' per metterne nel focolaio, perché restava benedetto tutto il focolaio con una scatolina, o qualche cosa, noi ragazzi andavamo fuori, o le ragazze, a prendere questo fuoco. e c'era un coso d'acqua [un recipiente] che era benedetta, se ne prendeva. dopo lui diceva che si poteva allungarla, che si benediva [anche] l'altra. si andava a casa presto, che lui dopo suonava” (cioè per fare in tempo a essere in casa per il momento in cui avrebbe suonato il Gloria). “Poi la mamma mi insegnava. come suona la Gloria, di prender l'acqua santa subito, fregare gli occhi nella casa, e poi di andar fuori nella strada e con quattro sassettini fare il segno di croce uno di qua, uno di là, uno di là e uno di là” (e l'informatore fa il gesto di lanciare i quattro sassolini a terra, nelle quattro direzioni, in modo da tracciare una croce).

    Sarebbe interessante stabilire se siano ancora ricordate le pratiche relative alla Settimana Santa riferite dal Padre Gregorio di Valcamonica (Curiosi trattenimenti., Venezia 1698, p. 72): “Vi sono de' quelli, che per la stessa divozione dal suono delle campane del Giovedì Santo, sino che non tornano à suonarsi il Sabato Santo non prendono cibo; e altri con pia semplicità la mattina del venerdì Santo bevono à digiuno una tazza di vino, stimando che, in tal giorno di passione prenda dal sangue sparso dal Salvatore un non sò che di rara virtù per salute dell'anima, e del corpo”.

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