Comune di Cerveno

Il calendario: date fisse

La Santa Cruz di Cerveno
vedi: a) filmato b) immagini

(3 maggio La Santa Croce)

  • Carte tematiche[Sacre rappresentazioni][Riti arborei]

  • da Italo Sordi, Teatro e rito.
    Saggi sulla drammatica popolare italiana
    Milano, Xenia edizioni, 1990

    su licenza dell'autore

    LE DASE : uno spazio scenico
    Si tratta di un procedimento assai diffuso, nella valle e altrove, in specie nei territori alpini, in occasione di feste religiose o anche laiche, e che merita di essere illustrato con qualche dettaglio anche perché nella bibliografia folklorica non è mai stato descritto se non con vaghi accenni. Grandi quantità di rami verdi di abete (detti dase), a partire da una decina di giorni prima della festa vengono tagliati nei boschi comunali e privati e trasportati in paese: la scelta cade su questa pianta perché essa è facile da reperire, perché non appassisce rapidamente, perché è particolarmente decorativa per la vivezza del suo colore e perché è adatta a coprire fittamente le superfici a cui è addossata (a differenza per esempio del pino, peraltro anch'esso usato in alcuni casi): talvolta si usano addirittura piante intere, i rami vengono fissati ai muri delle case in modo da formare festoni o superfici continue, da incorniciare finestre, porte, balconi, cappelle; talora piccole finestre vengono ricoperte con essi.

    Anche i muretti di recinzione, nella parte del percorso non fiancheggiata da case, vengono completamente ricoperti. A poca distanza l'uno dall'altro si formano festoni al di sopra della strada, venendo così a costituire una specie di galleria vegetale, che vista in distanza appare quasi continua, e che si estende anche a vicoli e cortili laterali al percorso processionale.

    Questo lavoro è compiuto della parte maschile della popolazione: le donne invece già da molto tempo prima della processione si dedicano (e più ancora si dedicavano in passato, perché oggi in parte queste decorazioni vengono acquistate) alla confezione di fiori, catene e ghirlande di carte multicolori: si cerca di raggiungere la maggior varietà possibile e di imitare tutti i fiori conosciuti (ma non sono mai usati fiori veri).Tutte queste decorazioni vengono appese ai rami di abete, insieme ad altri ornamenti: colombe di stoffa imbottita, palloncini di carta, cestini di vimini pieni di fiori di carta, persino un modellino di nave. Alle finestre, alcuni espongono quadri. Nell'insieme si ha cioè una contrapposizione, o una integrazione, tra uno sfondo sempre uguale (lavoro maschile) e degli elementi decorativi (lavoro femminile) in cui si valorizza al massimo la varietà, la fantasia: l'effetto generale è estremamente suggestivo.

    Ognuno si impegna a decorare la propria “contrada” con un certo spirito competitivo nei confronti delle altre contrade coinvolte nel lavoro, mentre tutti in comune concorrono ad addobbare il tratto di percorso esterno all'abitato. II giorno seguente la festa i rami vengono tolti, e i fiori e i festoni ancora in buono stato sono recuperati e riposti per un'occasione successiva.

    I rami verdi e i fiori o i nastri colorati costituiscono, nel mondo popolare tradizionale, il modo più comune per fornire l'indicazione “evento festivo in corso”: lo stesso albero di maggio ne costituisce per così dire un caso particolare. E' interessante notare che le decorazioni di rami variamente adornati, invece di costituire uno sfondo fisso a un evento processionale, possono venire trasportate all'interno di esso: così avviene ad esempio con i “carnevali” di Romarzolo, sorta di complicati baldacchini piramidali di fronde d'alloro e di bambù, o con le “mazze”, piccoli alberi di ginepro adorni di immagini sacre e di nastri colorati, portati in processione il giorno di S. Marco a Tesero, e descritti da R. Morelli (Gli alberi nei rituali primaverili del Trentino, in Interpretazioni del Carnevale, a cura di I. Sordi, “La ricerca folklorica” n. 6, p.47sgg.). L'uso dell'addobbo di rami verdi è antico nella valle: ne dà - con la consueta stringatezza e precisione - una descrizione, ma a proposito del Corpus Domini, il padre Gregorio di Valcamonica (1698).

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