(3 maggio La Santa Croce)
da Italo Sordi, Teatro e rito.
Saggi sulla drammatica popolare italiana
Milano, Xenia edizioni, 1990
su licenza dell'autore
L'istituzione del rito è attribuita a una specifica persona: un abitante di Cerveno - di cui, con qualche dubbio, si fa anche il nome, (Giovan Maria?) Bazzoni - che pur avendo famiglia ed esercitando un lavoro non si sa quale, ma probabilmente di contadino - si era assunto il compito di raccogliere fondi per il Santuario e per la processione della Santa Croce (si può anche pensare che, con un procedimento tipico della memoria storica popolare siano state “condensate” in un unico personaggio due o più persone, vissute in epoche diverse, in rapporto l'una con l'erezione delle cappelle, l'altra con l'istituzione della processione). Questa persona, nota come el rumìt, l'eremita, “girava tutte le malghe, si faceva dare della ricotta, delle formaggelle, qualche cosa, a regalo che dopo lui vendeva, prendeva i soldi” che destinava (qualcuno dice, prelevando una percentuale per il proprio mantenimento) alla festa decennale e ai bisogni del Santuario. “Lui aveva una grande devozione a questo santuario, andava alla cerca… andava per gran parte della Valcamonica e anche fuori”, per esempio a Bagolino, come uno “de chi pelegrì de na olta che 'do che i se troàa i se fermàa e i mangiàa chel che ghe dàa”. Il rumìt sarebbe il bisnonno di una delle mie informatrici, il che riporterebbe la sua nascita intorno agli anni 1820-1830, e quella sua attività di promozione della Santa Croce alla seconda metà dell”800.
Da questo vero e proprio
mito di fondazione della cerimonia della Santa Croce discendono direttamente tre indicazioni assai illuminanti su quella che è l'immagine che della cerimonia ha la cultura tradizionale di Cerveno:
a) l'iniziativa della Santa Croce è partita da una persona singola; la festa è concepita come un “lascito” di questa persona alla comunità, che ha il dovere quindi di continuare a celebrarla;
a) ad essa è estranea l'autorità ecclesiastica;
b) la festa è il risultato della cooperazione di tutti i centri della valle, e non è quindi “proprietà” della sola Cerveno.