(3 maggio La Santa Croce)
da Italo Sordi, Teatro e rito.
Saggi sulla drammatica popolare italiana
Milano, Xenia edizioni, 1990
su licenza dell'autore
Per vari motivi la processione della Santa Croce di Cerveno, in Valcamonica, rappresenta un caso di grande interesse all'interno della ritualità tradizionale del ciclo pasquale. Essa deve le specifiche modalità della sua realizzazione alla presenza e all'influsso di quel singolare monumento che è il Santuario della Via Crucis.D'altra parte, il rituale della Santa Croce intrattiene complessi rapporti con gli altri aspetti della vita cerimoniale di Cerveno, e non può certo essere semplicemente letto come una pura trasposizione delle immagini delle cappelle nel linguaggio espressivo di un rito processionale.
Innanzitutto, esso non si svolge in uno spazio neutro, ma, da un lato, in uno spazio festivo appositamente costruito e fortemente marcato da particolari elementi significativi e, dall'altro, segue dei percorsi fissi che acquistano un senso globale in relazione ai percorsi di altri eventi rituali. Infatti, tutte le strade per cui passerà la processione sono riccamente addobbate di rami verdi d'abete adorni di fiori di carta colorata ed altri elementi decorativi, al punto da stravolgere completamente l'aspetto dell'abitato e da realizzare un vero e proprio spazio scenico del tutto diverso dallo spazio quotidiano.
E' singolare il fatto che la cerimonia della Santa Croce si svolga non nella Settimana Santa, come le consuete processioni figurate o sacre rappresentazioni della Passione in tutto il mondo cattolico, ma in una domenica del maggio avanzato.
II collegamento con il mese di maggio deve essere stato determinato, da un lato, dal fatto che vi ricorre (il 3) la festa liturgica della Invenzione della Croce [P. Ghidoli mi fa notare che nella Chiesa greca la festa di S.Costantino e.Elena - alla quale si deve l'invenzione della Croce - cade il 21 maggio]; e dall'altro, dalla considerazione che una data più avanzata di quella della Pasqua (che può cadere al massimo al 25 aprile) assicurava migliori condizioni meteorologiche, mentre - essendo il fieno già tagliato (l'operazione avviene intorno al 10-15 maggio) - i prati erano liberamente accessibili ai pellegrini. Già in passato, infatti, la Santa Croce richiamava un grande afflusso di persone da ogni parte della valle (così come, ogni anno, l'ottava di Pasqua, considerata la festa del Santuario). I pellegrini si spargevano a fare colazione nei prati oppure venivano accolti nei cortili: “le famiglie aprivano le aie, offrivano ospitalità, così, una sedia, un tavolo, un bicchiere di vino alla gente che veniva da fuori”. La cosa, ovviamente, offriva anche l'occasione di qualche piccolo commercio: “anche i privati potevano vendere un po' di vino il giorno della festa”.
L'ordine della processione nelle vecchie versioni della cerimonia - ricostruito non senza difficoltà sulla base dei ricordi degli informatori - doveva essere rigidamente strutturato.
A proposito dei costumi, le descrizioni degli informatori e i dati che si possono ricavare da alcune fotografie (le più antiche risalgono all'edizione del 1933), mostrano che sia negli abiti sia negli accessori si manifestava l'esplicita tendenza a uniformarsi ai modelli iconografici forniti dalle figure delle cappelle del Santuario, anche se la povertà dei mezzi a disposizione poteva portare, nei particolari, a soluzioni che possono apparire “arrangiate”; nondimeno in alcuni casi - per esempio nell'uso di nastri cuciti sugli abiti - è possibile individuare nella caratterizzazione dei personaggi “storici” certe convenzioni tipiche e ricorrenti della teatralità folklorica, la quale, in sostanza, come ho avuto modo di mostrare, non si propone una verosimiglianza di tipo antiquario, ma una caratterizzazione dei personaggi attraverso particolari segni che sono necessari e sufficienti a individuare la categoria scenica a cui il personaggio appartiene (per questo il Centurione in una foto appare in un completo costume da antico romano, con un orologio al polso: ma l'anacronismo non viene colto, in quanto il costume caratterizza per così dire in modo assoluto il personaggio, e ogni elemento ad esso estraneo diventa in pratica asemantico).
Nella forma tradizionale della cerimonia, a differenza di quanto avviene oggi, non era presente nessuno sviluppo drammatico: i personaggi si limitavano cioè a sfilare, senza formare quadri viventi né altro. Le figure rappresentate nel corteo (nel quale non rientravano né Giuda, né Pilato, che pure è raffigurato nelle cappelle del Santuario, e che è stato introdotto nelle versioni recenti) mostrano che la Santa Croce di Cerveno intendeva in origine rappresentare le fasi della Passione che seguono il processo a Gesù, cioè la salita al Calvario, la Crocifissione, la Morte, la Deposizione: le fasi cioè più direttamente collegate con la Croce.
Nell'insieme la Santa Croce ricorda abbastanza da vicino la descrizione delle Passioni figurate camune data dal Padre Gregorio di Valcamonica, anche se l'ordine della processione è alquanto diverso.
Sull'epoca in cui fu istituita la Santa Croce non ho dati precisi, tuttavia esiste su questo punto una tradizione locale assai dettagliata che - indipendentemente dalla sua storicità, del resto non particolarmente rilevante in un simile contesto - risulta assai interessante per i suoi contenuti e per la concezione della festa che essa implicitamente trasmette.
La Santa Croce è una manifestazione di carattere religioso, e certo non soltanto sul piano formale: e tuttavia è altrettanto certo che altre molle, oltre al sentimento religioso, spingono alla sua realizzazione. Gli stessi informatori, d'altro canto, sottolineano che pratica religiosa e impegno di partecipazione alla Santa Croce non si sovrappongono affatto, e affermano anzi che, semmai, è vero il contrario: in certo modo, tale impegno nelle sue varie forme è ritenuto piuttosto un dovere sociale. In effetti, anche nella sua forma tradizionale, la processione richiedeva un investimento (di tempo e di lavoro, soprattutto) assai notevole da parte di una gran parte della comunità: le riunioni per la sua preparazione (probabilmente percorse da tensioni non più facilmente immaginabili, oggi e dall'esterno) iniziavano già prima di Natale, nelle stalle; le donne dovevano preparare i costumi, e i fiori di carta; e infine veniva la preparazione dell'addobbo vegetale.
La cerimonia aveva (e più ancora ha attualmente) precisi caratteri spettacolari e teatrali: e pone dunque ai suoi interpreti una serie di problemi di carattere specificamente teatrale. Bisogna notare che il folklore di Cerveno presentava tutta una serie di scadenze rituali che trovavano soluzioni di tipo drammatico e spettacolare - del resto, secondo una tendenza tipica di tutta la cultura tradizionale italiana.
La realizzazione di uno spettacolo comporta la presenza e la scelta di attori. Quest'ultima avveniva a opera di una apposita commissione che teneva conto in particolare della conformità fisica al ruolo: esiste comunque una certa tendenza a ricoprire lo stesso ruolo in edizioni successive (ma ci sono anche esempi di persone che in edizioni successive hanno ricoperto ruoli diversi), senza peraltro che si crei quella identificazione stabile persona/ruolo che si ha altrove. Interessanti sono due casi particolari. La Madonna è sempre scelta fra le ragazze nubili, e la scelta avviene tenendo conto anche della moralità e del comportamento quotidiano della giovane che deve sostenere quella parte. Se tutti i ruoli in costume della processione sono ambiti, esiste invece una spiccata ripugnanza a interpretare la parte del Cattivo Ladrone: perciò in tutte e due le ultime edizioni della Santa Croce, tale parte è stata addossata a un povero emarginato del paese, oggi scomparso. Lo vedo ancora, chiuso in se stesso, sostenere l'ingrato ruolo con una sua amara dignità.
Abbiamo visto come, nella narrazione tradizionale sulle origini della Santa Croce, questa appaia sorta al di fuori di ogni intervento ecclesiastico. Nelle edizioni della processione raggiungibili dalla memoria degli informatori, il clero è sempre sostanzialmente estraneo all'organizzazione della cerimonia (anche se d'altro canto prende costantemente parte al suo svolgimento); che anzi si ricordano significativi episodi di opposizione da parte dell'autorità ecclesiastica locale alla continuazione della cerimonia nelle sue forme tradizionali: “C'è stato uno spostamento di due o tre anni perché il parroco don Gasparotti voleva farla a suo sistema… non aveva mai fatto la Santa Croce e voleva imporre delle idee sue, no? La gente invece voleva che venisse rispettata la tradizione e venisse fatta come era [sempre stata] fatta; ad esempio lui non voleva la Madonna perché nessuna ragazza [a suo dire] era degna di fare la Madonna”.
II parroco si opponeva per esempio anche alla presenza di un cavallo nella processione (”lui diceva che era per la paura di non farsi male”): voleva insomma “una processione di tipo religioso, cioè di preti, bambini vestiti di bianco, angioletti, giovanetti e robe del genere”, mentre la popolazione desiderava che venissero rispettate le strutture tradizionali “con la Madonna, le Pie Donne, i Giudei, un po' di fracasso e roba del genere - non c'è stato un accordo iniziale, allora si è rimandato, ecco”.
Osserviamo che, a parte questo caso, a memoria d'uomo, la Santa Croce di Cerveno si celebra a scadenze decennali; solo per motivi eccezionali - tra cui la seconda guerra mondiale, che costrinse a portare a 14 anni l'intervallo tra la celebrazione del 1933 e la successiva - il termine non è stato rispettato: “perché i decreti dei vecchi avevano destinato ogni dieci anni”. E' una periodicità abbastanza comune per cerimonie che richiedano un impegno notevole. Alle spese veniva fatto fronte raccogliendo offerte presso le famiglie e vendendo il ricavato: era infatti necessario retribuire la banda e pagare la cena per i numerosi sacerdoti.
L'impossibilità di raggiungere un accordo col parroco, e l'esistenza di dissidi interni al paese (per esempio, si era proposto di affidare i poteri decisionali per l'organizzazione della Santa Crus alla “assemblea dei capifamiglia”: dando luogo così alle proteste di chi, non avendo una famiglia, ne rimaneva escluso), indussero nel 1972 alla decisione di affidare l'organizzazione, o la regia, della processione a un ente esterno al paese che desse garanzie di indipendenza e di competenza tecnica: il quale fu individuato nel Ctb, Centro teatrale bresciano. L'intervento di questo ente ha determinato, o contribuito a determinare, massicci mutamenti nella struttura della cerimonia.