Comune di Prevalle

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Settimana Santa

( Settimana Santa)

  • Carte tematiche[Rinnovamento e pulizie -ieri-][Riti delle acque -ieri-][Strepiti -ieri-][Propiziazione e terapia -ieri-]
  • riti della Settimana Santa

  • Durante la Settimana Santa si concentrava una nutrita serie di tradizioni che oltre alla sfera religiosa coinvolgeva anche altri significati.

    Le funzioni tipiche della settimana, i mattutini - svolti pero' in orario serale - prevedevano la rappresentazione sacra della Passione del Signore con grande coinvolgimento di personaggi.

    In dialetto “maitì” (cf. MELCHIORI, Vocabolario Bresciano-Italiano, cit. “maitì = Tenebre, quel rumore che si fa quando si batte con bacchette o altro sulle panche nella settimana santa per divota rappresentazione alla fine dell'ufficio e dopo avere spento i lumi ).

    Giunti ai momenti cruciali del racconto sacro, poichè le campane erano state legate sin dal giovedì e non vi era altro suono, esplodeva il suono fragoroso di scrocaröle, bastoncini e anche martelli picchiati sui banchi.

    Queste scrocaröle erano bastoni di legno con una cassa girevole che ruotando produceva un suono assordante.

    Nella funzione del Sabato santo quando si slegavano le campane era tradizione farsi bagnare gli occhi con l'acqua santa nella convinzione che avrebbe giovato alla vista.

    In questa stessa sera i bambini che tardavano a camminare venivano portati in chiesa perchè aspersi con l'acqua santa e sostenuti facendo qualche passo in forma di croce si credeva avrebbero imparato in poco tempo.

    Il venerdì e sabato santo si recavano in chiesa ad ore diverse prima gli uomini -suddivisi per ogni contrada- e poi le donne -sempre divise per contrada- mentre al termine si svolgeva la “processiù lònga”.

    In questi giorni i ragazzi facevano a gara per accaparrarsi le catene dei caminetti per poterle lucidare. Particolarmente ambite erano le famiglie benestanti che assicuravano una lauta mancia mentre venivano lasciate per ultime le famiglie meno inclini alla giusta ricompensa. Le catene venivano trascinate per le strade inghiaiate e portate al Chiese dove venivano lucidate nell'acqua con la spolverìna (polvere di pietra usata anche come detersivo oltre che come lucidante) recuperata nelle grotte sul Budellone e con la mèrda de gàt (frutti di un arbusto, il viburnum lantana). Al termine del trattamento le catene erano lucide e splendenti e i ragazzi erano ricompensati con qualche mancia o, spesso anche con uova e bilìne.

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