La festa legata al santuario mariano di Ripa d'Oglio, detta Festa de Ria d'Oi, è tornata ad essere ancora oggi, dal 1984, la festa rionale più sentita da tutti i pontevichesi, forse perché la sua celebrazione si perde nella notte dei tempi, da quando esisteva solo il burgus inferior dove moltissimi erano i barcaioli che navigavano da Pontevico a Venezia e viceversa e che avevano una particolare devozione per la Madonna di Ripa d'Oglio.
Il rione Ripa d'Oglio, meglio noto col soprannome di Borgo, rappresenta quasi una “cittadella” all'interno del paese e da sempre ha rappresentato la contrada trainante dell'interno comune, il fulcro dello sviluppo di tutte le attività economiche ed artigianali. In queste vie anguste e strette è racchiusa una parte importante della storia di Pontevico che, ad ogni anno, viene riproposta a tutta la cittadinanza attraverso una manifestazione organizzata dai residenti nel Borgo. Si tratta del caratteristico PALIO DELLE CONTRADE CON ASINI A CALESSE che, giunto ormai nel 1996 alla sua XIII° edizione, è divenuto appuntamento tipico della seconda domenica di ottobre.
Ottobre è il mese delle “sagre” campagnole, ogni paese ne organizza una che è detta semplicemente la “prima”, o la “seconda”, o la “terza”, o la “quarta” di ottobre, sottintendendo sempre il termine “domenica”.
Il nome di “sagra”, dato a queste feste, secondo il Guerrini, deriva da “consacrazione” e forse si tratta effettivamente di antichi anniversari della consacrazione della Chiesa, commemorati di domenica per maggiore comodità.
Nel Medioevo la festa della “sagra” si celebrava per un'intera ottava; più tardi si ridusse a un giorno o due, con fiere e mercati. Nel XVI secolo si cominciò a fissare l'anniversario in una domenica e ogni chiesa ebbe la sua festa. Poi venne stabilita una data unica per tutta la Diocesi nella prima domenica di settembre, ma il popolo, conservatore delle sue abitudini religiose, ha continuato a celebrare le “sagre” secondo le date tradizionali.
Il Palio ritrova le sue radici nella storia contadina locale: si tramanda, infatti, che ogni “borgagiaro” (così vengono chiamati gli abitanti del rione Borgo) possedesse almeno un asino, utile mezzo di locomozione e prezioso ausilio nel lavoro dei campi. Da ciò scaturì l'idea di dar vita all'iniziativa agonistica, occasione di rinnovato sodalizio fra le varie contrade e gli animali simbolo della tradizione.
Per i residenti nel rione il significato della tradizionale festa sta proprio nella riscoperta delle proprie radici storiche e culturali.
Il Palio è stato fatto rivivere, alla metà degli anni '80, da un gruppo di volontari che hanno voluto restituire al paese una tradizione oramai da tempo caduta in disuso. Da allora, ogni anno, sono seguite manifestazioni sempre più ricche di iniziative. La ricorrenza del Palio segna il ritorno a Pontevico anche dei “borgagiari” che si sono trasferiti altrove per motivi di lavoro, ma che non rinunciano alle proprie radici e alla voglia di trascorrere alcune ore in compagnia dei vecchi amici.
Questi giorni di festa vedono l'alternarsi di momenti religiosi e di occasioni culturali e ludiche.
L'aspetto religioso si sviluppa attraverso le celebrazioni liturgiche che hanno luogo,per l'occasione, nel piccolo santuario mariano di Ripa d'Oglio.
Nel corso della festa la popolazione del rione Borgo viene inoltre invitata a riprendere la vecchia tradizione di allestire altari dedicati alla Madonna.
L'aspetto culturale consiste, invece, nella ormai tradizionale mostra dell'artigianato locale.
In essa sono esposti pezzi unici di lavori di intaglio, ferro battuto e ricami, tutti rigorosamente fatti a mano. Gli organizzatori vanno alla ricerca di chi, per hobby, ha realizzato e continua a produrre questi piccoli capolavori. Così fanno bella mostra di sé velieri come l'Amerigo Vespucci e la Pinta di Cristoforo Colombo (tutti in scala e corredati di sartìe e cannoni lillipuziani), batèi (le barche usate dai cavatori di ghiaia lungo l'Oglio) e riproduzioni di caràte e benòt, a testimonianza degli arnesi agricoli scomparsi.
Sulla Seriola comunale, poi, viene allestita la caratteristica “barca”, a testimonianza dell'unione ancora profonda tra la gente del fiume e lo scorrere delle sue acque.
A tutto questo il Palio aggiunge un giusto tocco di serenità e di allegria. Il Borgo si presenta ornato a festa: tutte le strade del rione vengono illuminate a giorno e quasi “trasformate” dai molti stendardi e festoni che richiamano il colore delle varie contrade, contribuendo a differenziarle le une dalle altre. Inoltre queste vengono separate, con steccati e transenne, dalle altre vie di comunicazione interne, per consentire lo svolgimento della manifestazione clou della giornata di festa: la “corsa degli asini”, una vera e propria competizione che si svolge a bordo di calessi trainati da questi animali.
I giorni che precedono il Palio sono sempre animati da grande fermento. Gli asini vengono nutriti, preparati, coccolati per mesi in vista della grande “sfida”. I “fantini” (tra cui i più conosciuti sono il “John”, il “Pier”, il “Cì”, il “Balù”) si sbizzarriscono nell'addobbare animali e calessi nei modi più stravaganti e fantasiosi. Gli stessi asini vengono battezzati con i nomi più disparati: SAETTA, RISANATO, FRANCIS, WILLY, PAURA, GINA, SNOOPY, AGNESE, BELVA, FULMINE, TENDY, ELISABETTA.
Ogni asino rappresenta una contrada e, come in ogni competizione che si rispetti (quale può essere il Palio di Siena), gli abbinamenti avvengono tramite sorteggio tre giorni prima che i ciucci si diano battaglia per conquistare l'ambito Palio.
In realtà, i contendenti, più che “lottare” con i loro avversari, devono vincere la resistenza dei propri quadrupedi. L'impressione è che questi animali siano molto meno convinti e determinati dei loro entusiasti padroni, forse perchè istintivamente sono già presaghi che molti di loro ben presto si trasformeranno in mortadelle e stracotti.
In ogni modo anche i più recalcitranti finiranno per essere condotti ai nastri di partenza e dovranno disporsi nei rispettivi box, in attesa del fischio d'inizio della competizione.
Prima di raggiungere le loro postazioni, gli asini sfilano, trainando i biroccini guidati ciascuno da due conducenti, da via Venezia a via Berenzi, asse principale delle numerose vie e viuzze del centro storico.
Ad aprire il corteo dei contradaioli è la Banda, seguita dalle majorettes; subito dopo è la volta di una sorta di banditore in costume che sfila in sella a un cavallo purosangue; seguono, poi, gli asini con i birocci e i cocchieri dalle divise multicolori.
Ogni contrada è contraddistinta da colori e stemmi diversi:
| Contrada | Colore | Stemma |
|---|---|---|
| Via Ripa d'Oglio | giallo chiaro | Fiume Oglio |
| Via del Porto | verde marcio / giallo chiaro | Faro |
| Via Denicotti | giallo scuro | Il Gufo |
| Via Mons. Berenzi | verde / arancio | Maglio |
| Via Serenissima | giallo scuro / arancio | Doge |
| Via Marinai | rosa / verde marcio | Leone alato |
| Via Diaz | blu | Stivale |
| Via Ponticella | rosso chiaro / verde | Ponte |
| Via Fonderia | giallo chiaro / rosa | Botte |
| Via San Marco | rosso chiaro / blu | ? |
I concorrenti si contendono la vittoria sfrecciando per le strette vie del Borgo: un percorso davvero intricato che, partendo da Via FEROLDI arriva sino alla CASCINA MAESTA', transitando nelle vie S.CARLO, SERENISSIMA, FONDERIA, MARINARI, DIAZ, PONTICELLA, S. MARCO, VENEZIA, MONS. BERENZI; sono queste le nove strade che serpeggiano per il rione.
Ai bordi del percorso, i numerosi spettatori acclamano a gran voce i loro beniamini impegnati a guidare i calessi trainati dai cocciuti quadrupedi.
Non mancano momenti mozzafiato che vedono alcuni calessi speronarsi, altri capovolgersi per l'elevata “velocità”… incidenti che fanno parte dello spettacolo e che contribuiscono a rendere più avvincente e partecipata la manifestazione.
Il regolamento impone un giusto rispetto degli animali: i conducenti sono obbligati a non usare né fruste, né bastoni, né altri oggetti che possano recare danno agli asini.
Gli “sventurati”, inoltre non devono superare il metro e venticinque di altezza per poter partecipare alla gara la quale, dal canto suo, non dura mai oltre un'ora e mezza di tempo, visti i numerosi impegni che affollano il pomeriggio della domenica (ballo liscio, canti, feste nei cortili, castagnata).
Alla contrada vincitrice viene consegnato un palio artistico offerto, come è tradizione, dalla famiglia Moretti. Il noto fotografo del paese, infatti, per l'annuale sfida, fotografa un affresco delle cappelle del circondario e, dopo averlo riprodotto su tela, lo dona ai presentatori del somaro vincente. Il Palio è conservato per un anno intero e appartiene non solo ai conducenti degli asini, ma a tutte le famiglie della contrada.