Le offerte in natura e in denaro hanno costituito, fin dal loro sorgere, una delle fonti principali per il sostentamento della Chiesa, assumendo col mutare del tempo e nella diversità dei luoghi, forme e modalità particolari. A Villachiara, per il carattere eminentemente agricolo della parrocchia, si è andata consolidando nel corso dei secoli la pratica delle questue in natura. Esse seguivano fedelmente la stagione dei raccolti.
Si iniziava con la questua dei bozzoli in giugno, per proseguire con quelle del frumento e del lino in estate e chiudersi con quella del granoturco in ottobre. In cambio i contadini si attendevano dal Cielo protezione e benevolenza, per invocare le quali, si erano instaurati riti ben precisi.
In primavera si tenevano le rogazioni, con processioni oranti che raggiungevano di primo mattino i quattro confini del comune. Queste cerimonie, della durata di quattro giorni, sono rimaste in uso fino al Concilio Vaticano II.
Molto antiche erano poi le processioni estive per la benedizione della campagna. Se ne trova traccia in una memoria del parroco Giuseppe Bocelli della prima meta del XVIII secolo, in cui si parla di una benedizione all'oratorio della Madonna del Rino nel giorno di San Fermo, con offerte di frumento da parte dei massari, che restavano di sua competenza. Elementi più precisi di queste cerimonie si possono riscontrare in una lettera del 5 novembre 1836 indirizzata al vescovo dal parroco Giovanni Mateotti:
”Quest'elemosina è dovuta interamente a me solo perché il Passio si dice da me, o da chi fa per me nella Parrocchia, perché vi è un numero prefisso di candele dette del Passio che io debbo dispensare nel giorno della Purificazione di Maria Vergine, perché tutte le domeniche del tempo della state per quest'elemosina vi è una processione intorno al paese per la benedizione della campagna.
Ancora in data 14 agosto 1895 si trova annotato nel registro parrocchiale delle entrate: “Per Passio e Benedizione di S. Firmo “. 100,00”.
La ricorrenza di San Fermo ( 9 agosto ) coincideva con la fine della mietitura e trebbiatura del grano e preludeva al secondo taglio del fieno. Fino al secondo dopoguerra i gravosi lavori campestri venivano sospesi in questo giorno per dedicarlo alle cerimonie religiose di ringraziamento. Riti importanti che occupavano l' intero arco della giornata, con il concorso di numerosi sacerdoti forestieri. Tra le iniziative che in passato venivano messe in atto per scongiurare gli effetti nefasti dei temporali estivi è rimasta a Villachiara quella di suonare per alcuni minuti una determinata campana nell'imminente scatenarsi degli elementi atmosferici.
Una singolare tradizione di raccolta di fondi si è instaurata a Villachiara all'inizio del nostro secolo, perdurando fino alla metà degli anni Sessanta. Si tratta delle angurie messe all'incanto. Se ne trova traccia per la prima volta nei registri parrocchiali delle entrate in data 20 agosto 1901, dove è annotato l'incasso di una lira.
É probabile che in quel periodo si sia diffusa nella zona la coltivazione delle melunère, di solito assunte in compartecipazione da contadini esperti ed intraprendenti.
Può essere che l'idea sia frutto della fervida mente del parroco di allora, don Stefano Stefani. In pratica, verso la metà di agosto, nel bel mezzo del raccolto, i conduttori offrivano alla parrocchia l'anguria più grande del comune, quasi sempre di dimensioni eccezionali. La domenica, al termine della Messa alta, il sacrestano la sistemava su un tavolo posto davanti all'osteria che esisteva a fianco della chiesa e batteva l'asta. Naturalmente si aggiudicava il cocomero colui che offriva di più. Se le angurie erano più di una, l'operazione si ripeteva anche nelle domeniche successive.
Con questo fantasioso sistema, sono state raccolte, solo per fare due esempi, “. 10,20 nel 1917 e “. 500 nel 1953. Questa curiosa tradizione è cessata negli anni '60 con la scomparsa delle melunère.
Accanto alle questue tradizionali conviveva l'usanza dell'elemosina settimanale. In luogo delle monete, molti contadini offrivano ogni domenica al parroco le uova, che egli provvedeva a vendere ad ovaioli forestieri. La raccolta di fondi non si esauriva con le offerte in natura. Chi, come i braccianti, non aveva disponibilità di prodotti agricoli, donava piccole somme in denaro, nei limiti delle magre possibilità di una economia povera.
Vi erano però delle circostanze nelle quali tutta la popolazione partecipava con generosità alle spese del culto. In particolare ciò avveniva per la celebrazione del Triduo dei Morti che precedeva la Quaresima. In quei giorni alcuni volontari andavano di casa in casa a raccogliere offerte, mentre nelle osterie, al cimitero e ai Morti di San Pietro, venivano collocate delle cassette per l'elemosina. Come si può dedurre dal registro “Cassa dei Morti”, risalente al 1830, il ricavato, oltre che a ristoro delle spese per i tre giorni di funzioni, serviva per la celebrazione di altre messe in suffragio delle anime dei defunti della parrocchia.
Altre elemosine venivano raccolte nel giorno dei Morti. Di tutte queste tradizioni legate al ciclo annuale dei raccolti agricoli ed alla memoria dei defunti, rimangono a Villachiara le quattro questue che ancora oggi vengono effettuate nel corso dell'anno. Esse sono significativamente dette: dei Tridui, di Pasqua, di Santa Chiara e dei Morti, coincidendo in parte con quelle del passato.
La gente del paese tiene a che esse si effettuino regolarmente perché contribuiscono a mantenere vivi i legami con la propria Chiesa e con il proprio arciprete.