(giovedì grasso di mezza Quaresima)
[Monologhi processi e testamenti][Esecuzioni sacrifici e supplizi simbolici][Fuochi e falò]
Notizie sulla Parrocchia
La Parrocchia del Sacro Cuore comprende circa tremila abitanti, provenienti da ambienti eterogenei. Il nucleo centrale della Parrocchia, moderno e attrezzato, si sviluppa nei pressi della chiesa, attorno ad esso si estende un territorio dalle tipiche caratteristiche ancora contadine ove si alternano campi intensamente coltivati e cascine di antica memoria.
É in questo contesto, nel quale si incontrano le vestigia di un passato non certo remoto e i segni sempre più marcati del presente, che matura da circa quindici anni la festa di mezza quaresima. Essa si svolge principalmente negli ambienti del “Centro parrocchiale Sacro Cuore”, un vasto complesso sorto una ventina d'anni orsono sulle rovine di un'ex manifattura e dotato, tra l'altro, di un ampio salone adibito a diversi usi. Non si pensi però ad una cerimonia “al chiuso” isolata dal resto della Parrocchia e che coinvolga solo coloro che si recano ad assistere al “rogo” della vecchia.
Il rogo rappresenta piuttosto il culmine di una serata nella quale hanno luogo altre azioni rituali, nell'ordine:
a) la “processione” con la vecchia per le vie della Parrocchia
b) il “processo” alla vecchia,
c) la lettura della solenne e inappellabile “condanna” della vecchia.
Il tutto si svolge in un clima di allegria e gioiosità, quasi ci si trovi coinvolti in un reale flash-back del Carnevale da poco trascorso.
La festa del “rogo” della vecchia nella Parrocchia del Sacro Cuore in Palazzolo sull'Oglio.
La festa è giunta al suo quindicesimo compleanno il 14 marzo 1996. Essa è nata per iniziativa di un gruppo locale di giovani che, per caso, avevano sentito raccontare, da un anziano contadino della Parrocchia, di questa usanza un tempo praticata. Era il dicembre del 1981 quando il gruppo concepì l'idea de brusà amò la hècia (di bruciare ancora la vecchia). Dopo laboriosi preparativi, nel marzo dell'anno successivo quest'idea era divenuta realtà.
La prima festa del “rogo della vecchia” non comprendeva però la “processione” con la vecchia, che fu introdotta solo a partire dal 1985 per stimolare una maggiore partecipazione della comunità alla festa.
I preparativi
La difficoltà maggiore è data dalla stesura del testo del cosidetto “processo” alla vecchia. Se fino al 1988 gli attori recitavano a braccio sulla base di un semplice “canovaccio”, a partire dal 1989, grazie alla collaborazione della parrocchia di Bornato (Bs), si è potuto disporre di un vero copione, che però ogni anno va puntualmente riadattato non solo alla realtà palazzolese, ma anche alla particolare congiuntura socio-politica nazionale (nel 1993, ad esempio, si fecero esplicite allusioni alla corruzione del ceto politico e al fenomeno di “mani pulite”).
Ogni anno, verso la fine di gennaio, quattro o cinque persone lavorano a quest'opera di revisione e “attualizzazione” del testo. Da febbraio agli inizi di marzo ci si dedica invece a:
I) far incontrare più volte la settimana gli attori e i “tecnici” per effettuare una serie di “prove” della rappresentazione del “processo” alla vecchia;
II) reperire i costumi e i trucchi caratterizzanti ciascun personaggio tentando di non essere né banali o scontati né in alcun modo volgari;
III) stabilire il percorso per la “processione” con la vecchia di modo che esso venga a interessare a turno le varie zone della Parrocchia;
IV) costruire il finto tribunale nel salone del “Centro parrocchiale” in maniera tale che esso rispetti sia la grossolanità e goliardia della festa sia la necessità di dare ai partecipanti l'impressione di trovarsi in un “vero” foro;
V) allestire con materiali tipicamente contadini come legno, roviglie e paglia il simulacro da dare alle fiamme, rendendolo quanto più è possibile di fattezze umane; esso verrà inoltre dotato di un abbigliamento particolarmente pacchiano e “audace” al fine di sottolineare il carattere dissoluto della “vecchia” e lo spirito burlesco del rito.
La festa
La festa ha luogo la sera del cosiddetto “giovedì grasso” con inizio alle ore 20,30 e si suddivide in quattro fasi.
a) La “processione” con la vecchia. Il corteo, partendo dal “Centro parrocchiale Sacro Cuore”, sfila per le vie prestabilite della parrocchia per circa un paio di chilometri con alla testa la “vecchia”, impersonata di solito da una giovane adeguatamente travestita con abiti dai colori sgargianti e truccata in modo molto marcato, tale da mettere in evidenza i suoi vizi e la sua immoralità. Ella è scortata da due guardie che hanno il compito di condurla nel tribunale ove sarà giudicata e di evitarne il prematuro linciaggio da parte dei “bifolchi”, un manipolo di “gentaglia” fortemente ostile alla “vecchia”. I “bifolchi”, che si mostrano bramosi di ardere questo simbolo di ogni vizio, sono abbigliati in maniera grossolana da contadini, camminano poco dietro la “vecchia”, le lanciano ogni genere di improperi e incitano a fare altrettanto il resto del corteo, composto per lo più da persone della parrocchia e da qualche estraneo attirato dalla manifestazione. Il tutto dà origine a una processione volutamente variopinta e chiassosa che diffonde un clima di generale buonumore e che di certo non lascia indifferenti gli abitanti delle vie interessate dal passaggio.
b) Il “processo” alla vecchia. Il corteo giunge infine al “tribunale”, un ampio salone del Centro parrocchiale in cui è stata allestita la bizzarra riproduzione di un foro dominato dalla scritta “La legge è uguale per tutti i toti “ e da un'enorme bilancia tarata in modo da evidenziare l'iniquità delle sentenze pronunziate dal giudice. Qui si svolgerà il “processo” vero e proprio. Gli spettatori, che nel corso del dibattimento verranno a più riprese interrogati retoricamente dagli attori, si assiepano di fronte alla scena. I principali protagonisti dell'udienza sono (tra parentesi si riportano i nomi propri assegnati ai personaggi nelle edizioni più recenti):
- il giudice (Batesto Maiù), solennemente vestito, pieno di boria e che finirà immancabilmente ebbro al termine del processo;
- l'accusa (Piero Strubiù), incaricato di denunciare, senza troppi eufemismi, le “cattive abitudini” della “vecchia”;
- la difesa (Bortol Ganasù), che tenta di discolpare la “vecchia”, ma ben presto si smarrisce in vaniloqui e litigi con l'accusa e i “bifolchi”;
- l'amante della “vecchia” (Pì dei Cornaciù), truccato in modo tale da apparire suo degno e licenzioso partner;
- il testimone (Carlì Sbaglio-Rest), dalle apparenze poco affidabili, testimone d'accusa in merito alle orge alimentari compiute dalla “vecchia”;
- il boia, dall'aspetto minaccioso e imperturbabile, pronto a dare immediata esecuzione alle decisioni del giudice.
Sulla scena stanno inoltre, adeguatamente segregati, i “bifolchi” e, seduta sul banco degli imputati, la “vecchia” che, non di rado, si abbandona a colorite battute di commento sull'andamento del processo e sulla condotta dei suoi protagonisti.
c) La sentenza. Ascoltate le parti in causa, almeno fino a che è riuscito a rimanere sufficientemente lucido, il giudice pronunzia l'immancabile sentenza di colpevolezza abbandonandosi a espressioni dialettali ben poco professionali, del tipo:
Le battute sono tratte dal copione della rappresentazione tenutasi nell'anno 1996.
All'udire queste parole i “bifolchi” esplodono in un forte boato di approvazione e invitano gli spettatori a unirsi al loro incontenibile gaudio. La “vecchia” invece contesta pesantemente il giudice (al quale dice di lasciare in eredità un fiasco di vino), ringrazia il proprio avvocato difensore (che otterrà in lascito abbondanti cibarie), dà l'estremo saluto al suo amante e infine dà un “arrivederci” a tutto il pubblico in sala: A l'an che é… (A l'anno prossimo)
d) Il “rogo” della vecchia. A questo punto ci si trasferisce nell'ampio cortile retrostante il “Centro parrocchiale” ove è stato eretto un gigantesco simulacro in legno, roviglie e stoffa della “vecchia” (alto circa 5 metri) imbottito di innocui petardi. Il boia, dopo aver fatto disporre a distanza di sicurezza la folla attorno alla pira, appicca il fuoco proclamando a gran voce gli auspici che ci si attendono dall'esecuzione del rito. Le alte fiamme che rischiarano il buio della sera in cui si trovano immersi gli astanti e lo scoppiettare dei petardi accompagnano la rapida combustione della “vecchia”, della quale in meno di un'ora non rimane altro che un mucchietto di ceneri fumanti.