Comune di Valvestino

Il calendario: date fisse

Festa del Perdono a Turano in Valvestino

(penultima domenica di agosto)

  • Carte tematiche[Rinnovamento e pulizie -ieri-]

  • Si svolge in agosto a Turano una festa profondamente sentita, le cui radici sono molto antiche: è la festa del Perdono, el Perdù.

  • L'istituzione della festa del Perdono viene fatta risalire ai tempi delle lotte dei liberi comuni italiani, sostenuti dal Papa Alessandro III, contro Federico Barbarossa.
    Contrastato da quattro antipapi creati dall'Imperatore, il Pontefice dovette esulare da Roma e vagare profugo per l'Italia. Si dice che egli nel 1166 passò dalla Valvestino, inseguito dal Barbarossa; qui trovò rifugio, celebrò la messa nella chiesa di Turano e concesse l'indulgenza plenaria: era l'ultima domenica d'agosto.
    II passaggio dello stesso Papa è ricordato con una lapide anche nella chiesa di Mura, dove egli avrebbe benedetto il fonte battesimale, ed a Marmentino, dove avrebbe lasciato sacre reliquie.

  • L'origine della festa si perde quindi nei secoli e, per mancanza di documentazione, è legata al dicitur : infatti una ricerca condotta presso l'archivio segreto vaticano per rintracciare la copia della Bolla di concessione dell'indulgenza ha dato esito negativo. Nessuna notizia dell'indulgenza è contenuta nella Bolla di Papa Urbano III del 1186, dove viene menzionata la chiesa di Turano.

  • La prima testimonianza scritta dell'esistenza della festa è molto più recente e risale al 1683: uno storico turanese, don Bartolomeo Corsetti, definisce il Perdono la solennità principale della chiesa di S.Giovanni Battista. Nel 1694 uno dei conti di Lodrone scrive negli statuti di Valle che “venendo il Sig. Commissario di Lodrone conforme il solito nella Valle la Domenica del Perdono, l'ultima d'agosto, gli sia dato dalla Valle un pasto”. A testimoniare l'importanza della festa sono gli atti di separazione delle varie chiese della Valle dalla chiesa rettorale di S.Giovanni: essi impongono l'obbligo ai sacerdoti di recarsi in quella chiesa per le funzioni religiose nell'ultima Domenica d'agosto. Un documento del 1805 testimonia inoltre l'invio a Turano in occasione della festa di paramenti “degni di una cattedrale”, mandati da un monsignore bresciano originario di Magasa.

  • El Perdù continuò ad essere celebrato solennemente ogni ultima Domenica d'agosto sino alla fine degli anni '40. Gli anziani ricordano che i giorni che precedevano la festa erano giorni di grandi pulizie in ogni casa; in particolare gli oggetti di rame venivano lucidati ed esposti. Così la casa era monda, come lo sarebbero diventate di lì a poco le anime, grazie all' acquisto dell'indulgenza. Gli oggetti più preziosi, quelli di rame, venivano messi in mostra e la casa era nel pieno del suo splendore, come pochi giorni dopo sarebbero stati i cuori delle persone; forse la lucentezza del rame richiamava anche la luce di Dio, fonte di amore e di misericordia.
    II paese veniva addobbato con archi costituiti da rami di abete e di tasso; questi alberi sempreverdi sono simbolo del sole, sia per la loro forma piramidale, sia perchè non perdono le foglie durante la stagione fredda: in essi è dunque un richiamo alla luce divina.

  • La domenica si svolgevano le confessioni ed alle 11 la S.Messa, concelebrata dal decano di Valle e da altri due parroci di frazione: era una messa solenne, con canti in latino accompagnati dall'organo. A metà della chiesa, sotto il pulpito, era sempre predisposto un banco ricoperto da un drappo, riservato alle autorità del paese:

  • podestà, medico, maestro…; l'edificio era pieno perché a questa funzione affluivano i fedeli di tutta la Valle che scendevano a piedi dagli altri paesi sin dalle prime ore del giorno, alcuni anche dalla sera prima. Al termine della celebrazione chi si era confessato, comunicato ed aveva rinnovato la propria fede, aveva ottenuto il Perdono, concesso tanti secoli prima come dono speciale dal Papa.

  • Dopo la messa, nella piazza del paese, gli uomini fissavano le quotazioni del fieno da poco raccolto e se lo accaparravano per l'inverno; venivano stipulati anche i contratti fra contadini ed allevatori: la festa segnava così un momento importante dell'attività lavorativa di tutto I'anno.
    Oggi non esiste più in Valle una comunità di persone attaccata strenuamente al lavoro della montagna: per questo anche el Perdù ha perso ogni connessione con il mondo dell'agricoltura e dell'allevamento.
    É rimasto solo un proverbio a legare la festa al succedersi ciclico delle stagioni: Al Perdù, la nesöla sol barcù (alla festa del Perdono la nocciola è matura).

  • La Domenica del Perdono era giorno di grande festa, a cominciare dal cibo. Si mangiavano cibi di lusso, cibi da ricchi: un coniglio, una gallina ripiena in brodo, trote di fiume con la polenta; per i parenti e gli amici che erano venuti da lontano ad acquisire l'indulgenza era tradizione preparare la “trippa del Perdono”. Sono tutti alimenti che indicano abbondanza, così come quelli che erano venduti su piccole bancarelle allestite per l'occasione: due o tre tipi di biscotti, fichi, melograni, castagne secche dette stràsa-ganase, zucchero caramellato, croccante e caramelle di zucchero. Nel pomeriggio si ballava e si giocava alla morra, fino a quando, una dopo l'altra, tutte le persone erano tornate a casa.

  • Alcuni prolungavano per due o tre giorni la festa, le bevute ed i giochi, che spesso finivano in litigi per le forti perdite: si diceva che essi facevano el Perdù e el Perduncì.

  • La celebrazione della festa venne interrotta a partire dalla fine degli anni '40, probabilmente per lo spopolamento della Valle a causa della forte emigrazione. Da poco più di una decina d'anni il paese di Turano ha ripreso i grandi festeggiamenti in occasione del Perdù e dal 1984 la Domenica del Perdono è diventata la penultima di agosto per dar modo a più persone (ai valvestinesi tornati durante le vacanze ai loro paesi ed ai turisti attirati dalle bellezze naturalistiche dei luoghi) di acquisire l'indulgenza.

  • Attualmente l'aspetto liturgico della festa è di competenza del parroco, il consiglio pastorale gestisce l'aspetto finanziario e tutta la gente di Turano è impegnata in vari compiti: l'organizzazione dei giochi, degli spettacoli, del ristoro. Tutto il paese viene addobbato con festoni realizzati con rami d'abete e questi ultimi ricoprono anche il palco in legno costruito in piazza per ospitare attori e giocatori.
    Ritorna così ancor oggi l'antica simbologia solare e divina legata al sempreverde; in segno di festa nelle vie sono appese file di bandierine colorate.

  • II Giovedì che precede la festa, dopo aver celebrato la messa nella chiesa di S.Giovanni Battista, il parroco di Turano benedice gli autoveicoli che per l'occasione sono stati portati nel grande prato verdeggiante antistante la chiesa. Viene spontaneo pensare alla secolare carenza di vie di comunicazione che ha pesato sul destino della Valle; basti riflettere su quanto venne scritto nel 1910 a seguito di una visita dell'Arciduca d'Austria Eugenio: “c'è da sperare che alla vista delle intollerabili condizioni di Valle in fatto di comunicazioni si andrà maturando anche nelle alte sfere la convinzione esser tempo ormai che anche gli abitanti di questa sperduta valle vengano messi in comunicazione col mondo, senza aspettare che l'aviazione sostituisca definitivamente lo strisciar per questa bassa terra…”. In realtà l'usanza di benedire gli autoveicoli è stata introdotta di recente dal parroco don G.Franco Mascher, che ha ritenuto importante far riflettere le persone sull'importanza di una guida prudente.

  • Iniziano il Giovedì sera gli intrattenimenti, che si protraggono sino alla Domenica: concerti, commedie, con possibilità di ristorarsi con prodotti nostrani come salame, formaggi o vino. I festeggiamenti “profani”, un tempo limitati al pomeriggio della Domenica, durano perciò attualmente per quattro giorni e diventano anche attrazioni per i turisti.

  • II mattino del Venerdì vede le persone affluire alla S.Messa dove è esposto il Santissimo; nel pomeriggio, si svolge nel cimitero che si trova vicino alla chiesa di S.Giovanni una funzione importante e partecipata tanto quanto quelle che si svolgono in occasione del giorno dei Morti, della Pasqua e del Natale.

  • II Sabato della vigilia è giornata penitenziale: molti sacerdoti sono disponibili per le confessioni fino alla sera, quando si svolge una processione importantissima, che vuole essere una preghiera comunitaria per l'acquisto dell'indulgenza del Perdono; questa processione ha un nome: “La Via della Croce”.
    Molte persone affluiscono alla chiesa di S.Rocco in Turano alle 20, quando il giorno se ne va ed inizia a scendere il buio. La scelta dell'ora non è certo stata casuale, perché in tutta la funzione ha un'importanza fondamentale il segno della luce (luce di lanterne, luce di candele, luce di torce): è la luce di Dio che illumina le tenebre del peccato, che dona gratuitamente il perdono.
    II pesante crocifisso di circa tre metri della chiesa di S.Rocco, il quale è in legno massiccio ed è opera d'artigianato della trentina Val Gardena, viene deposto ai piedi dell'altare.
    Dopo un breve momento di adorazione della croce e di riflessione sulla passione e morte di Gesù, cinque uomini forti si caricano il crocifisso sulle spalle ed escono dalla chiesa seguendo il sacerdote ed i chierichetti; attorno alla croce quattro persone sorreggono altrettante lanterne accese in ferro battuto, che vengono tolte solo per questa solennità dagli armadi della sacrestia. Dietro la croce si dispongono delle persone vestite con tonache rosse: dodici di loro rappresentano gli apostoli. II colore rosso forse simboleggia l'amore di Dio che perdona; essendo poi il colore del sangue potrebbe avere riferimenti alla passione ed anche alla vita eterna che viene donata a chi viene perdonato. Ma “cappa e veste di tela rossa” costituivano la divisa dei “confratelli cappati”, cioè dei membri della Confraternita del SS.Sacramento, fondata a Turano nel 1739 in sostituzione della precedente, dedicata alla Beata Vergine Maria ed esistente già nel 1537.
    I confratelli avevano il compito di accompagnare il Santissimo quando veniva recato agli ammalati e di portare i gonfaloni della chiesa nelle processioni. La Confraternita si è estinta da pochi anni per mancanza di aderenti, ma forse in quei vestiti della processione del Perdù sopravvive ancora un suo ricordo. Dietro queste persone vestite di rosso si dispongono i fedeli con in mano candele accese. II corteo si snoda lungo le scale che scendono alla piazza: qui il crocifisso viene caricato su un'automobile scappottata, adornata da un cuscinetto confezionato con rametti di tasso e pino, fra i quali sono incastonati gerani rossi (ritornano il sempreverde ed il colore rosso).
    Da qui il corteo, seguendo l' auto che procede in “folle” a fari spenti, cammina in processione per circa 1,5 km., fino alla chiesa di S.Giovanni; lungo la strada si alternano canti, litanie, preghiere e riflessioni relative alla passione, morte e risurrezione di Gesù ed al perdono dei peccati.
    L'itinerario prevede tre tappe importanti, una ad ogni bivio che conduce agli altri centri abitati della Valle, dove alcune persone provenienti dalle varie frazioni attendono che il corteo passi per unirvisi: la processione del Perdono conserva perciò ancor oggi quell'aspetto di unione fra tutti gli abitanti della Valle che caratterizzava la festa anche in passato.
    Nel prato accanto al bivio che porta a Persone e Moerna, dodici croci bianche, simbolo di purezza e di purificazione, sono disposte a cerchio attorno ad un grande crocifisso conficcato nella terra: il cerchio, simbolo del sole, è ancora una volta un richiamo alla luce divina. Le persone che rappresentano gli apostoli raccolgono le croci e se le caricano sulle spalle, con evidente riferimento alle parole di Gesù: “Chi vuol venire dietro a me prenda la sua croce e mi segua”.
    La processione poi continua fino al bivio per Armo, dove i dodici danno la croce ad altri fedeli, scelti a caso fra i partecipanti alla processione: il gesto e le riflessioni ad esso legate sottolineano I'importanza dell'aiutarsi a vicenda a portare la croce e la bellezza della solidarietà.
    L' ultima tappa è in località Bersaglio, dove si trova il bivio per Magasa, Cadria e Bollone. Qui sono disposte a cerchio attorno ad un grande crocifisso, conficcate per terra, dodici torce accese: i dodici le prendono in mano e guidano la processione nella salita verso la chiesa di S.Giovanni, dove la croce di legno di S.Rocco viene disposta ai piedi dell'altare maggiore. Dopo un'ultima riflessione del parroco, tutti tornano in paese per assistere ai fuochi d'artificio: ancora luci che illuminano la notte.

  • La Domenica alle 11 nella chiesa di S.Giovanni, addobbata come in tutte le grandi feste, si celebra la solenne messa del Perdono di Turano, con canti in latino accompagnati dall'organo. Dopo la messa oggi le persone non si trovano più nella piazza del paese a parlare di fieno e di mucche; ma la festa resta per tutti, anche per coloro che ormai vivono il resto dell'anno lontano dalla Valle, un'occasione di incontro per rinsaldare vecchie amicizie e rivivere affettuosi ricordi.
    Durante il pomeriggio sono organizzati giochi per bambini e per adulti e alla sera c'è la possibilità di ballare al suono di un'orchestra finché a poco a poco, oggi come in passato, tutti tornano alle loro case.

  • ”La festa del Perdono è come il cuore di tutte le nostre feste” inizia il Bollettino Parrocchiale dell'agosto 1986; deve essere davvero così, perché anche se la Valle si spopola ogni anno sempre più, quasi tutti i valligiani accorrono ancora oggi alla “loro” parrocchia per ricevere il “Perdono”.

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