Nonostante il tempo abbia cancellato il ricordo di tanti giochi di società legati a un'altra epoca, ve ne sono alcuni che continuano a essere praticati, specialmente fra persone di una certa età.A Toscolano-Maderno, in certi comuni limitrofi e a Brescia è ancora in uso il “Gioco romano”, ma le donne che in maggioranza lo praticano, trattandosi di un gioco femminile per eccellenza, sono solite darne altre definizioni: Le cartèle in dialetto tosco-madernese, El Fuff nel vicino comune di Gargnano, El Lutì nella città di Brescia.
Il gioco, che da una versione all'altra presenta solo alcune lievissime varianti (qui in seguito specificate), consiste in una specie di tombola formata da 90 numeri contraddistinti da altrettante figure. La cartella principale, detta el cartilù, regola l'andamento della partita: su di essa vengono poste le pedine, i bulì, estratte da un sacchetto di tela ( el sachèt ) tramite un'incaricata ( chèla che tira sö ). Gli altri giocatori tengono una o più cartellette (dette cartèle dalle quali deriva appunto il nome del gioco) che riportano in ordine sparso 15 dei 90 simboli del cartilù. I giocatori coprono sulle loro cartelle i simboli estratti e che in esse compaiono, utilizzando oggi un indicatore qualsiasi (un gettone o una moneta), cinquant'anni fa servendosi invece più comunemente di un fagiolo o di un bottone. Il primo ad accorgersi che sulla propria cartella gli resta da coprire un solo simbolo ne deve dare l'avviso ad alta voce dicendo: ne manca ü (ne manca uno), così che tutti possano controllare l'esatta situazione delle loro cartelle e chiedere anche eventuali verifiche delle estrazioni già avvenute. Chi per primo completa la cartèla, vince la partita, fatta salva la facoltà di ulteriori verifiche da parte di tutti gli altri giocatori.
Nel corso della partita l'incaricata dell'estrazione viene spesso sollecitata a tenere chiuso il sacchetto e ad agitarlo bene, per evitare imbrogli, con la caratteristica frase dialettale: vulta le bale nel sachèt (mescola le pedine nel sacchetto).
Il monte premi posto in palio è formato dal totale delle somme versate dai giocatori per l'acquisto delle cartelle, l'importo individuale di partecipazione -che generalmente si limita a poche centinaia di lire- viene stabilito di volta in volta prima della partita.
I simboli stampati sulle cartelle illustrano in prevalenza la concreta realtà di un mondo contadino di cui mostrano il repertorio dei più umili e tradizionali attrezzi da lavoro, degli animali domestici e degli oggetti d'uso quotidiano, inframmezzati qua e là da qualche immagine di fantasia (come quella della sirena: detta a Gargnano la s'ciopàna ) che s'ispira alle leggende popolari gardesane. Col passare del tempo alcuni simboli vennero poi modificati o rinnovati. Per esempio il n. 15, che rappresentava un parallelepipedo esagonale chiamato le spolverì, fu sostituito dal disegno di una clessidra.
L'abilità di chi tiene il banco sta nel non annunciare mai i numeri estratti, ma nell'alludere con le proprie parole solamente alle figure dei simboli, molti dei quali, ormai superati dal tempo, risultano pressoché indecifrabili. La parte più divertente del gioco consiste nell'ascoltare queste descrizioni, fatte di solito in dialetto e lasciate alla fantasia interpretativa dell'incaricata di turno, che viene scelta tra le partecipanti di maggior brio e più pronte di spirito.
Col variare delle località in cui si pratica il gioco i medesimi simboli finiscono poi coll'assumere valenze e nomi differenti.
Fino ad alcuni decenni orsono questo passatempo femminile si svolgeva, generalmente di domenica, in qualche grande cucina o, durante la bella stagione, all'aperto, nei cortili o per le strade. Ora le donne che vi prendono parte sono solite radunarsi in appositi locali presso il Centro Sociale di Maderno, nella località di Gaino o presso l'Oratorio Femminile di Toscolano. Il gioco però resiste tuttora anche in alcune case private.
A Gargnano fino a pochi anni fa il gioco del Fuff, che nel dialetto del posto significa “chiocciola” (ossia la figura n. 83), si praticava ancora in piazza durante le manifestazioni estive.
Erminia Bocchio, autrice di un interessante articolo sull'argomento, pubblicato sul n. 6 della rivista “AB” (primavera 1986), ritiene che le origini del Fuff siano da ricercare nel Biribissi, detto anche gioco romano, portato a Gargnano dai Veneziani al tempo della Magnifica Patria (1426 - 1797). Composto da 64 immagini, il Biribissi era molto diffuso nel '700, ma fu poi vietato in quanto considerato gioco d'azzardo.
Rispetto alle cartèle il gioco di Gargnano ( Fuff ) presenta un'unica variante nella figura della casella n. 63 ove compare la veduta di un golfo ( la bèla vidìa ) in luogo di una fetta di formaggio tagliata a forma di piramide e disposta colla punta all'insù.
Va menzionato infine il gioco della città di Brescia denominato El lutì (forse piccolo lotto), zöc bresà de na olta (gioco bresciano di una volta), il quale riproduce tutti i simboli delle cartèle salvo il n. 89 (lo scacciapensieri, nel dialetto di Toscolano la ribéba ) che è stato sostituito da un ago: la ùcia (Edizioni “La Guidina” - Brescia).