I Valtenesi si ricordano le Ciocche di marzo, grida che a Polpenazze, sulla fine dell'inverno, anticipano il rinnovamento del ciclo stagionale con un rituale burlesco-amoroso. I giovani del paese, divisi in due gruppi, muniti di grandi barattoli di latta, coperchi, tamburi, tutti strumenti atti a far baccano, si dirigono sui colli San Pietro e Ancona, collocandosi in linea retta, con il paese al centro, in modo da far udire le grida nelle contrade.
La burla riguarda le ragazze da marito che in tale sera, pur fingendo indifferenza, ascoltano con apprensione i nomi degli accoppiamenti. Il primo gruppo di giovani, dopo un gran frastuono, leva il grido: Batte Marzo su questa terra; l'altro risponde: Si marita Rosina Bella; Chi prende?, viene replicato. Se la giovane è di poche pretese, magari fidanzata con uno del gruppo, è fatto il nome del fidanzato e dalla parte opposta si leva il grido: Diamoglielo, diamoglielo! Ma se la ragazza non è nelle grazie degli annunciatori di primavera, lo scherzo si fa pesante: le si attribuiscono scapoli e vedovi, rispondendo: Non lo vuole, e così fino a quando non si fa il nome dello scemo del borgo o di qualcuno con palesi difetti fisici. Allora, preceduto dal rumoreggiamento generale e dalle ravvivate fiamme dei falò, si alza un urlo: Diamoglielo, diamoglielo!
Da Attilio Mazza, Calendario Bresciano. I santi, le feste, le tradizioni, i proverbi, la gastronomia. Gussago (BS), Vannini Editrice, 1997, p. 56.